19-20 e 24 di Settembre

Via del Burano, delle Ginestre e dell'Arco

Cagli | Cantiano | Pianello | Pieia

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Via del Burano, delle Ginestre e dell'Arco
VIA DEL BURANO
Cagli | Cantiano
SABATO 19 SETTEMBRE 2020

Il ritrovo delle 10:00 al parcheggio del ristorante il Passante di Cagli con un bel sole e temperature del tutto estive fa venire quasi voglia di mollare l'idea del cammino, buttarsi nelle splendide cascate e piscine naturali sottostanti e tornare al ristorante per godersi un pranzo a base della carbonara che lo rende speciale. Ma noi dicidiamo di fare i seri e ci incamminiamo verso l'altro fiume che passa per la città di Cagli, il Burano, per prendere la vecchia via Flaminia che conduce verso a Cantiano.

Il Percorso

Tappa condizionata dallo stato, a dir poco precario, del Sentiero Italia che dovrebbe portarci a Cantiano passando per il bosco a mezza costa del monte Petrano. Il sentiero è infatti interrotto da una frana e comunque ben poco visibile in molti punti.

Si segue quindi la via Flaminia che, superata la chiesa di San Geronzio, porta all'abitato di Foci e alla splendida Gorga Brugnola. Il fiume Burano compie qui delle perle naturalistiche regalando sia comodi punti di sosta sulle sue rocce, sia salti e piscine naturali in cui ci si può immergere o tuffare nell'acqua cristallina facendo però ben attenzione a non arrecare danni al sensibile ecosistema. Da questo punto si continua su asfalto, superando la cava di sabbia e graniglia calcarea sulla sinistra, raggiungendo il bel Ponte Grosso, di epoca romana. Il percorso su asfalto regala poche emozioni a parte qualche scorcio sul versante aspro del monte Petrano guardando verso destra. Poco prima di entrare nella frazione di Pontedazzo, sulla sinistra è ben visibile un cartello che indica i possibili percorsi: si può raggiungere Cantiano in circa mezz'ora rimanendo su asfalto; oppure salire nel bosco per aggirare il monte e scendere a Cantiano in maniera decisamente più panoramica.

Da notare bene che, scegliendo la seconda opzione, si va incontro ad un sentiero poco battuto, con strappi in salita notevoli, vegetazione fitta e grande possibilità di perdere la rotta se non si è in possesso di una mappa con gps. Tuttavia, una volta preso quota, la vista che si gode, specialmente sulla Roccaccia del monte Petrano e sul monte Nerone in lontananza, è di tutto rispetto. Anche l'arrivo a Cantiano dall'alto permette di apprezzare ancora di più le forme di questo Comune che sorge tra le montagne, ed è comunque una discesa comoda, su una vecchia mulattiera che assume sempre più forma carrabile man a mano che ci si avvicina al centro abitato.

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Il nostro cammino

La prima parte di cammino è agevole e ci regala la stupenda vista del fiume Burano nei pressi dell'abitato di Foci. La Gorga Brugnola (detta anche “Le Caldare”) è un ambiente con pochi eguali: cascatelle e piscine naturali spettacolari, rocce calceree ora levigate ora solcate dalla forza dell'acqua in questo zona attirano moltissimi turisti che non sempre si degnano di rispettare la natura che li circonda. Ci capita allora di trovare mozziconi e pacchi di sigarette, cartacce, mascherine e alcune bottigliette di plastica. Ci assale una sensazione di tristezza e un gran dispiacere per esserci dimenticati di mettere nello zaino i sacchi della spazzatura e i guanti.

Superiamo dunque Foci e ci perdiamo un po' lungo il torrente, tra sterpaglie e rovi, in prossimità della cava, per poi spuntare di nuovo sulla via Flaminia. Fino a Pontedazzo procediamo con passo veloce, poi decidiamo di prendere il Sentiero Italia fino a Cantiano. Il cartello segna un'ora e dieci di cammino ma le condizioni precarie della traccia ci fanno tardare almeno trenta minuti in più. Dobbiamo più volte farci largo tra arbusti e rovi fino al punto in cui il sentiero si allarga e scende comodo a Cantiano. Cerchiamo di recuperare il tempo perduto seguendo ancora il Sentiero Italia che ci dovrebbe condurre al Birrificio del Catria, dove ci aspetta un meritatissimo tuffo in piscina. Anche qui la traccia è ingannevole e finisce in un incubo di ginestre, ginepri, rovi e arbusti di vario genere. Dopo circa un'ora di affannoso cammino siamo costretti a tornare sui nostri passi e raggiungere il birrificio passando per la strada asfaltata.

Fortunatamente il gruppo, nonostante la stanchezza, dimostra tutta la sua capacità di reagire con positività agli imprevisti e già dal primo contatto con la piscina e sorso di birra tutte le difficoltà della giornata rimangono alle spalle. A rendere ancor più piacevole il resto della serata ci pensano gli splendidi appartamenti in cui alloggiamo, disposti in un casolare sapientemente ristrutturato, e la cena al ristorante del Birrificio che delizia i palati con pietanze a base di carne, funghi e formaggi.

CURIOSITÀ SU CAGLI

  • Di fondazione preromana, come testimoniato dal rinvenimento di bronzetti votivi nei pressi di Coltone, entrerà nel dominio romano sfruttando la propria posizione strategica sulla via Flaminia. Qui infatti negli itinerari di epoca romana si nomina una mutatio ad Cale ed un Cale vicus. La prima si costituiva come una sorta di stazione per il cambio dei cavalli, il secondo era un borgo sviluppatosi lungo l’importante arteria consolare che collegava Roma con Rimini.
  • Mentre il vicus romano si trovava lungo la via Flaminia, l’antica città fu costruita a monte sul colle cosiddetto della Banderuola. Dopo anni di lotte e dissidi tra Guelfi e Ghibellini, nel 1287 fu appiccato un incendio che mutò definitivamente le sorti della città. Ampiamente distrutto il centro urbano, si decise di abbandonare il colle della Banderuola per ricostruire ex novo la città nel pianoro sottostante cosiddetto di Santangelo o del Mercatale.
  • La comunità cagliese dovette reagire presto a questa grave battuta d’arresto se già nelle Constitutiones Aegidiane del 1337 compare tra le nove città magnae della Marca assieme a Pesaro, Fano e Fossombrone. Entrata a far parte del dominio dei Montefeltro nel 1367 manterrà sempre rapporti di fedeltà con la famiglia ducale anche a seguito dei ripetuti tentativi di conquista da parte dei Borgia prima e dei Medici poi. Testimonianza tangibile della presenza dei Montefeltro sul territorio è il Torrione Martiniano, struttura superstite di un più articolato progetto di fortificazione ideato da Francesco di Giorgio Martini su commissione di Federico da Montefeltro.
  • Il ponte Mallio rappresenta una delle più imponenti costruzioni romane sull’asse viario della consolare Flaminia. Viene innalzato, probabilmente in età repubblicana, alla confluenza del torrente Bosso con il Burano. Il nome con cui viene storicamente indicato risale all’erronea interpretazione di un’epigrafe posta a memoria di M(arcus) Allius che in epoca augustea ne promosse il restauro.
  • Il Palio storico giuoco dell’oca è una manifestazione di ispirazione storica che ogni anno anima la città nella seconda domenica di agosto. Ricaviamo notizia di un certo “gioco dell’oca” dallo storiografo cagliese Antonio Gucci che nei suoi Annali lo inserisce nell’elenco dei giochi che si disputavano a Cagli nel 1543, senza fornirne però ulteriore descrizione. Questo dato sarà il punto di partenza per la ben più recente tradizione del palio storico la cui prima edizione risale al 1987. A sfidarsi sono i quattro quartieri cittadini contrassegnati dai tradizionali colori: Sant’Agostino (rosa e nero), Sant’Andrea (giallo e azzurro), Sant’Angelo (rosso e blu) e San Francesco (rosso e verde).
  • Fonti: Visit Cagli

    VIA DELLE GINESTRE
    Cantiano | Pianello
    DOMENICA 20 SETTEMBRE 2020

    Straordinario risveglio al Birrificio del Catria, con la foschia che si alza pian piano scoprendo le cime del Nerone e Petrano da un lato e di Acuto e Catria dall'altro. C'è un gran silenzio ovattato in questa valle nelle prime ore del mattino. Silenzio interrotto soltanto dal suono degli uccelli e dalle persone che lentamente iniziano a svegliarsi.

    Una buona colazione procurata al bar K2 a base del famoso pane di Chiaserna con mortadella, pizza bianca e rossa, crostate varie, bomboloni e poi tutti insieme a prendersi un caffè e a gustarsi i ciambelloni della signora del Birrificio.

    Partiamo con lo stomaco ben appagato e le prime due ore di cammino, tra Cantiano e Moria, volano tra chiacchiere e panorami potenzialmente bellissimi ma resi un po' meno nitidi dalla foschia che, a mano a mano che il sole si alza, si intensifica annebbiando l'orizzonte.

    Il Percorso

    Da Cantiano si segue in direzione Pontedazzo su strada asfaltata e, alla rotonda prima di entrare nell'abitato, si seguono le direzioni per la superstrada e per il Bosco di Tecchie.

    Si continua su asfalto in direzione della frazione denominata I Conti e si seguono sempre le indicazioni per Moria. Si raggiungerà in circa un'ora di bella strada collinare e panoramica il Sentiero Italia che scende dal Petrano e continua fino a Pianello. L'itinerario non è dei più affascinanti perché si rimane sempre su asfalto fino a Pian di Polea e, dall'incrocio, si segue il sentiero sulla sinistra che porta a Pianello. E' una tappa corta, poco impegnativa e che permette di riposare oppure di proseguire fino alla successiva meta: Pieia.

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    Il nostro cammino

    Continuiamo tra asfalto e strada sterrata fino a Moria, da qui inizia una lenta e anche un po' noiosa discesa seguendo i tornanti in asfalto fino a Pian di Polea. Per esigenze logistiche, ma anche paesaggistiche, all'incrocio prendiamo a destra e continuiamo su asfalto in direzione di Secchiano.

    Dopo qualche chilometro decidiamo di addentrarci nel bosco per una sosta nella splendida valle boschiva del torrente Teria, che nasconde meravigliose cascate di acqua fredda e limpidissima ma dall'ecosistema fragilissimo e dunque da rispettare facendo molta attenzione.

    Una sosta di mezz'oretta per rifocillarci in un anfratto con le rocce disposte in comode sedute e ripartiamo per un altro chilometro su asfalto con il sole che ora si è fatto cocente e smorza non poco le energie. Raggiungiamo il ponte in ferro che permette di passare dall'altro lato del torrente Bosso e che regala anche un itinerario più gradevole in mezzo al bosco. Arriviamo a Secchiano in poco meno di venti minuti, godendo della vista del fiume che, placido, forma zone balneabili colorate di verde dal riflesso della vegetazione che qui è rigogliosa e ricopre come una tettoia il letto del fiume. Poco dopo Secchiano il miraggio di un bar ed una sosta per bere avidamente e consumare un ultimo snack prima del sentiero più generoso di scorci che da qui porta al ristorante il Passante, attraversando cascate, gorghe, scivoli d'acqua e un meraviglioso canyon.

    CURIOSITÀ SU CANTIANO

  • Nel VI secolo a.C. gli Ikuvini, una ramificazione umbra del popolo degli Italici che dall'Europa continentale avevano invaso l'Italia, furono autori della migrazione che li portò ad occupare l'area appenninica umbro-marchigiana intorno alla odierna Scheggia, nelle cui vicinanze fondarono la città della Ukre Fisia e dove eressero il tempio a Giove Patre. Nel 1456 qui avvenne il ritrovamento delle Tavole Eugubine: sette lamine di metallo redatte in umbro, etrusco e latino la cui lettura, traduzione e successivo studio ha permesso di svelare gli ordinamenti, le attività, le pratiche sociali e religiose di questi nostri antenati appenninici. La vicinanza e i successivi contatti con gli Etruschi delle regioni dell'Etruria, popolo di civiltà sviluppata e di diversa cultura, più attenti a realizzare commerci che non a dominare genti, sortirono effetti benefici sulle condizioni di vita degli Ikuvini. È forse in questo tempo che inizia ad acquistare importanza il centro di Luceoli, localizzata nel territorio del comune di Cantiano nei pressi dell'attuale frazione di Pontericciòli (da Pons Luceoli).
  • Forse in funzione antilongobarda o per difendersi dalle incursioni dei Saraceni del IX secolo si inizia la fortificazione dei due colli di Colmatrano e di Cantiano posti a nord di Luceoli, intorno ai quali i superstiti della città, definitivamente distrutta nel 1137 dall'imperatore Lotario III, ripiegheranno per dare avvio alla comunità di Cantiano. La stessa Cantiano, sembra prendere nome da Cante Gabrielli, della omonima famiglia Eugubina che, nel corso del X secolo, ottenne da papa Stefano VII alcuni castelli nell'Italia centrale, tra i quali quello di Luceoli, che fu ribattezzato Cantiano (da Cante)
  • Il "Pane di Chiaserna" che fa di Cantiano una delle "Città del Pane" italiane, l'"Amarena di Cantiano" che deliziò finanche il palato dei menbri della Real Casa Savoia, la "Trota del Catria" che i Duchi di Urbino vollero tutelare sin dal lontano 1500, la rinomata carne equina di origine locale, ricca di proprietà e bonta', il tartufo bianco pregiato della Valle del Balbano, sono gemme di quello scrigno di tipicità che è Cantiano
  • Al giorno d'oggi poche sono le aree boschive rimaste realmente intatte; Il Bosco di Tecchie è una di queste. Questo bosco appare come un grande orto botanico naturale, vivo e vegeto, con piante grandi e piccole, giovani, vecchie o morte; vi convivono faggi secolari e piante effimere, muschi millimetrici e giganteschi cerri alti oltre trenta metri. Il tutto in una complessa ed elegante armonia.
  • Cantiano è palco scenico di natura, tradizione, storia. Quisi vive "La Turba", sacra rappresentazione del Venerdi Santo dove religione, teatro e tradizione si amalgamano in una enorme scena all'aperto, rendendo Cantiano famosa in Italia e nel mondo.
  • A Cantiano storia, natura e tradizioni si fondono per dar vita anche ad altri importanti eventi come l'annuale "Fiera Cavalli" e la "Rassegna del Cavallo del Catria" dedicata a questa stupenda razza equina diffusa nella zona, o come la "Piazza del gusto", palcoscenico di tipicità agroalimentari del territorio quali il "Pane di Chiaserna" e l'"Amarena di Cantiano".
  • FONTI: Cantiano Turismo e Wikipedia.

    VIA DELL’ARCO
    Pianello | Pieia
    GIOVEDÌ 24 SETTEMBRE 2020

    Il Percorso

    Tappa infrasettimanale che va a concludere il precedente itinerario da Cantiano a Pianello, aggiungendo l'interessantissimo tratto che conduce a Pieia. Ci ritroviamo in piazza a Pianello di Cagli per una rapida colazione e notiamo subito quanto vivo sia questo paesino di montagna. Tutte le volte che ci capitiamo troviamo gente nei bar, per strada o in fila dall'ambulante che vende frutta e verdura. Incotro anche un amico che mi fa vedere la nuova zona attrezzata per i barbecue a due passi dal torrente, fatta costruire con i fondi raccolti nelle recenti feste di paese. Proprio da qui è possibile imboccare la stradina che conduce a Cerreto prima e Pieia poi.

    Il nostro cammino

    Dalla piazza di Pianello si segue la strada asfaltata che porta alla frazione di Cerreto. Sono circa un paio di chilometri di carrabile poco trafficata che costeggiano l'affascinante fosso Giordano salendo in direzione della parte sud orientale del massiccio del Nerone. Ci si trova sul Sentiero Italia e lo seguirà per tutto il percorso, anche se non sempre si troverà la segnalazione necessaria. Poco prima di raggiungere il bivio che porta a Cerreto, sulla destra una traccia si inoltra nel bosco e in un fosso: siamo al Fosso di Pian dell'Acqua, splendida escursione per chi è affascinato da ambienti umidi e selvaggi, modellati dallo scorrere delle acque. Un'escursione in ogni caso non semplice e in un ambiente delicato.

    L'itinerario del Cammino di Pesaro-Urbino continua, poco oltre la traccia che porta a Pian dell'Acqua, con una deviazione, sempre sulla destra, che sale nel bosco e raggiunge l'abitato di Cerreto permettendo di tagliare i tornanti della strada asfaltata.

    La traccia continua salendo nella parte alta del paese e da qui si tiene il versante della montagna mantenendo più o meno sempre la stessa altitudine. Il percorso è reso spesso scivoloso dall'umidità e dalle acque che scendono a valle, in alcuni punti rimane piuttosto dissestato perciò richiede attenzione. Si supera il fosso di Campo d'Aio facendo un piccolo guado, si guadagna qualche decina di metri d'altitudine e si prosegue in direzione nord-ovest con il panorama che si apre tra le fronde degli alberi e regala scorci notevoli sui pianori sommitali e sulla valle sottostante. Arrivati quasi a fine percorso, si passa sotto una parete strapiombante dalla quale in estate zampilla acqua e ci si può fare una rinfrescante doccia, a fine inverno o inizio primavera si è accolti dal rumore dei pezzi di ghiaccio che si spaccano e cadono dalle stalattiti formatesi nei mesi più freddi.

    A pochi passi da questa singolare parete, si entra in un piccolo passaggio che sembra l'ingresso di una grotta e si giunge al maestoso arco di Fondarca. Effettivamente ci si trova dentro quella che era una grotta ma che col passare del millenni e per effetto delle infiltrazioni d'acqua nel calcare ha visto il suo tetto assottigliarsi e probabilmente crollare anche a causa di un forte evento sismico. La vegetazione si è impossessata ora di questa cavità, rendendo il luogo ancor più magico.

    Si passa sotto l'arco e si continua per la traccia in discesa sul pietrisco che porta ad un comodo sentiero di circa un chilometro che conduce alla frazione di Pieia.

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    CURIOSITÀ SU PIANELLO

  • Pianello di Cagli è un piccolo centro abitato posto a 394m s.l.m., sorge a valle del Monte Nerone alla confluenza del fiume Certano e del fiume Giordano. La sua particolare ubicazione geografica, ne hanno fatto fin dall’antichità (Umbri, Etruschi e Romani fino al medioevo) un punto di passaggio privilegiato lungo le vie che dall’Adriatico portano verso la valle del Tevere perché facilmente percorribile anche durante i periodi invernali, essendo caratterizzata da valichi a quota abbastanza bassa.
  • Il massiccio del Nerone, sulle cui pendici sorge Pianello e che divenne polo di attrazione per le antiche popolazioni pastorali della civiltà appenninica, è caratterizzato da una fitta rete di spaccature, ripari sottoroccia e caverne scavate nel calcare massiccio. La bellezza dei paesaggio, il calcare lavorato da acqua e vento, l’esteso sistema di cavità carsiche presente all’interno della montagna fanno di queste zone il paradiso degli speleologi e degli appassionati di montagna in genere.
  • Nel territorio della vallata, le popolazioni da secoli hanno estratto le pietre utilizzate per la costruzione degli edifici, alcune di particolare pregio: il travertino, molto resistente agli agenti atmosferici, il marmarone dal colore bruno, la pietra campanella di più colori, la scaglia rosata, di gran lunga la più utilizzata per la costruzione di tutte le abitazioni della vallata e del cagliese, la più povera arenaria e, infine, la corniola selcifera, ovvero la pietra molare particolarmente ricercata fin dall’antichità per la realizzazione di enormi macine da mulino.
  • Uno degli eventi più longevi della Regione Marche è la Sagra della Lumaca.
    Chi ama questo prodotto non rinuncia mai a questo evento! I piatti tradizionali sono le lumache in porchetta e la polenta con le lumache, due pietanze sublimi! Le lumache in porchetta sono presentate con il loro guscio, il profumo del finocchio selvatico (foeniculum vulgare) e della “mentuccia” (Calamintha nepeta) esaltano il piatto rendendolo un’eccellenza tra i piatti pianellesi...e non solo...
    La polenta con le lumache è l’altro piatto tipico. Qui le lumache sono senza guscio e accompagnate con pomodoro e altri ingredienti che donano al condimento un sapore unico.
  • FONTE: Proloco Pianello